Cardulin’e petza: il fungo buono come una bistecca

Papà mi racconta sempre che qualche anno fa (diciamo una trentina) gli capitava di raccoglierne di meravigliosi, buonissimi, abbondanti e piuttosto grandi nel territorio di Sedilo. Sarà per i suoi racconti, sarà per le proprietà del fungo, non esagero se dico che il fungo di carne, cardulin’e petza (pezza) in dialetto campidanese è uno dei miei piatti preferiti.

Il fungo è tanto buono quanto semplice da preparare, e si accompagna con una certa eleganza all’aglio e il prezzemolo, senza i quai io davvero non posso immaginarlo. La ricetta è facilissima da preparare,  e conta pochissimi ingredienti come spesso accade per quelle isolane più buone. D’altronde quando hai un prodotto eccezionale nasconderne il gusto sarebbe assurdo, non credi?

Chi

Il fungo di carne lo chiamiamo in  molti  modi diversi. Sull’Isola è cardulinu de petza, feurazzu ma anche  antunna e feurra. Il primo nome si riferisce alla consistenza della sua polpa, che può ricordare ai molto molto affamati la carne, gli altri due nomi fanno invece riferimento alla ferula, sua pianta simbiotica.

Dove

Sull’isola cresce spontaneo un po’ ovunque dove si trova la ferula.

Cardulin’e petza: ingredienti

Cardulin’e petza

Aglio

Prezzemolo

Olio evo e sale

Procedimento

Pulisci con un panno umido il fungo, taglia il gambo se necessario, distendilo su d’una teglia con le spore rivolte verso l’alto. condiscilo con aglio e prezzemolo tritati, un filo d’olio e una spruzzata di sale. Metti i forno a 180 gradi e lascia cuocere. Ti rendi conto che il fungo è pronto quando assume una colorazione dorata con le estremità croccanti, ma non bruciate.

Curiosità

Il nome scientifico del fungo è Pleurotus eryngii e già nel Medioevo era piuttosto apprezzato, considerato non solo buono ma addirittura afrodisiaco, tanto che venne messo all’indice dal Santo Uffizio: distoglieva dalla penitenza i cristiani.

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